Mr distacco contro Mr indecisione

La crisi di Wall Street ha cambiato la campagna elettorale per la Casa Bianca. A 33 giorni dal voto, la partita non è più sull’Iraq, sui valori o sulla sanità, ma si gioca sulla credibilità di John McCain o Barack Obama a gestire la complessità dei mercati globali. Leggi No al “socialismo in un solo paese” di Giuliano Ferrara
1 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 21:04 | 10 AGO 20
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La crisi di Wall Street ha cambiato la campagna elettorale per la Casa Bianca. A 33 giorni dal voto, la partita non è più sull’Iraq, sui valori o sulla sanità, ma si gioca sulla credibilità di John McCain o Barack Obama a gestire la complessità dei mercati globali. McCain e Obama hanno un approccio diverso alla crisi, anche se le loro posizioni sono più o meno identiche. Nessuno dei due ha mostrato grandi capacità di leadership. McCain è sembrato indeciso. Obama si è tenuto alla larga, non ha mai perso il suo leggendario distacco e si è rifugiato dietro la soluzione di establishment, elaborata dagli ex banchieri d’affari dell’Amministrazione Bush (il segretario del Tesoro Henry Paulson e il capo dello staff Joshua Bolten) e sostenuta dai suoi consiglieri economici con solidi legami a Wall Street (Robert Rubin). Obama non s’è sporcato le mani a convincere i deputati democratici (95) che si sono opposti al piano, anzi ha ridicolizzato il tentativo di McCain di sospendere la campagna elettorale per volare a Washington e dare una mano.
McCain ha invitato Bush a usare gli strumenti già a disposizione del Tesoro, senza aspettare una nuova legge, ma non riesce a sparigliare e a presentarsi come il nuovo Reagan. Resta a metà strada tra la consapevolezza che l’intervento pubblico sia necessario e l’istinto populista e libertario di abbracciare la rivolta contro il piano.
Le condizioni ci sarebbero: Wall Street ieri ha guadagnato punti e i sondaggi mostrano che solo il 45 per cento degli americani è favorevole al bailout. Lou Dobbs, sulla Cnn, ha aperto il suo show con il titolo: “Questa è una grande vittoria per il popolo americano”. 166 professori universitari si sono opposti a Paulson. Jeffrey Miron, di Harvard, ha scritto che la soluzione migliore è la bancarotta. Newt Gingrich ha chiesto le dimissioni di Paulson e alla Camera il no è stato bipartisan e motivato non solo da posizioni ideologiche, ma soprattutto dalla preoccupazione di quei deputati i cui seggi sono in bilico.